Un silenzio che resta

Il ricordo di un giovane che ha lasciato il segno

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Personale scolastico

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Venerdì 20/03/2026 i professori della 5ª Di, a.s. 2024/2025, sono stati trafitti all’improvviso da un messaggio disperato di un alunno:
“Salve prof, speravo di non arrivare mai a scriverle questo messaggio. Ieri, sulla Statale 48 a Guidonia, Marco Croitoru ha avuto un brutto incidente con la moto e purtroppo non ce l’ha fatta” (P).

All’unisono siamo stati travolti da un silenzio difficile da spiegare. Subito la nostra mente è volata a cercarlo mentre era seduto in classe, nel suo posto a sinistra, in seconda fila. Spesso appariva pensieroso, quasi distante, ma chi lo conosceva sapeva che in quei momenti la sua mente era altrove: immersa nei suoi disegni, nelle sue passioni, nei mondi che costruiva con la fantasia. Aveva uno sguardo capace di raccontare molto più delle parole, uno sguardo che custodiva profondità e sogni. Amava la musica, amava sorridere e scherzare con i compagni.

I ricordi di compagni e professori

Il ricordo di Marco vive nelle parole di chi lo ha conosciuto, frammenti sinceri che raccontano la sua essenza.

“Una presenza composta, mai esagerata, mai invadente. Educato nel senso più autentico: sapeva rispettare i momenti. Quando c’era da ascoltare, ascoltava. Quando era il momento di essere più leggeri, rideva e scherzava con i compagni, senza mai cercare di attirare l’attenzione. Non era timido: il suo sorriso era aperto e capace di illuminare il volto. Era semplicemente presente e, se oggi potessi abbracciarlo, lo farei.” (prof. C.C.)

“Ricordo il suo ingresso silenzioso in classe, con le cuffie sempre appese al collo e la passione per il disegno. Durante un’uscita in via Rasella aveva realizzato un disegno preciso e realistico della palazzina perforata dagli spari.” (prof. F.M.)

“Era un ragazzo brillante e intelligente, forse più maturo della sua età. Quando poteva si dava da fare lavorando. Aveva un carattere mite e sincero, mai irrispettoso. A volte accennava alla sua solitudine, ma senza mai mostrarne il dolore. Amava i fumetti giapponesi e aveva un sorriso dolce e spontaneo.” (prof. C.C.)

Un compagno dal Giappone scrive: “Avrei voluto essere lì per portare un fiore”.
Un amico impossibile da odiare. Sempre con il sorriso, mai con un brutto pensiero.
Non pensavo che la sua perdita mi colpisse così tanto. Ora voglio ricordarlo in modo positivo.” (C.A.)

“Ricordo ancora i momenti trascorsi durante le nostre occasionali chiacchierate e i sorrisi che da esse derivavano. Vedevi la vita in maniera diversa da come la vedevo io, ma nonostante tutto non potevo far altro che ammirare quella tua visione, la tua indipendenza, libertà e autonomia. Eri sicuramente un esempio per chiunque ti stesse intorno. Tornando indietro mi sarebbe piaciuto conoscerti meglio e ridere insieme di più, e ora mi pento di non averlo fatto. Non voglio dirti addio, ma arrivederci: sono sicuro che prima o poi, magari in un’altra vita, avrò il piacere di rincontrarti. Nel mentre, però, goditi la vista del mondo e delle stelle: sono sicuro che da lassù si veda tutto meglio. Per sempre, Marco.” (R.C.)

“Ricorderò sempre Marco come un ragazzo vivace e gentile. Le gite, i lavori di gruppo e le risate… Ciao.” (S.A.)

“Prof, le posso chiedere di mettere una mia foto con Marco nel giornalino, con una piccola frase? Mi farebbe molto felice.” (P.S.)

“Prof, ci ho messo tantissimo a scrivere: continuavo a cancellare e a riscrivere e non penso nemmeno sia uscita bene, ma dovevo lasciare un pensiero per mio fratello Marco. Eri il mio migliore amico e avevi tutti i pregi del mondo. Ricordo con te la nostra infanzia, sempre a giocare insieme a Minecraft, e da lì in poi sempre giochi diversi. Eri il ragazzo più carismatico che conoscevo e non ti facevi trascinare giù da niente. Non riesco ad accettare che tu te ne sia andato: perché proprio tu? Mi chiedo perché il mondo è stato così ingiusto con te. Voglio ricordarti solo per i momenti felici, come a scuola e tutti i meme che mi tiravi fuori, che potevano uscire solo dalla tua mente strampalata, o quando giocavamo a basket, quando mi dicevi: ‘Tranquillo fra, questa è nostra’, e finivamo sempre per perdere, però sempre con il sorriso. Continuerai a vivere dentro di me, mi porterai sempre coraggio. Grazie per tutto quello che hai fatto per me, fratello.” (E.Y.)

La sua storia ci ricorda quanto sia preziosa la gioventù, quanto ogni istante conti, quanto ogni persona, anche la più silenziosa, possa lasciare un segno profondo.

Chi lo ha conosciuto continuerà a sentirlo vicino, nei ricordi, nei sorrisi condivisi, nei momenti più semplici, e come un angelo discreto continuerà a volare accanto a chi gli ha voluto bene.